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Sono nata la notte di Santo Stefano. Mia madre avrebbe preferito chiamarmi Stefania, nome che non metteva d’accordo tutta la famiglia. Zia Bruna suggerì Lorena. E così fu. Mi piace l’insieme, nome e cognome. Suonano bene, fanno armonia. La mia vita, condita con tante ricette e un ricco sostegno di fantasia, è ricordata nel libro Vita in campagna. È dalla campagna che si sono snodate le mie vicende. L’infanzia è ritornata a farmi compagnia con le piccole gioie, ma anche con i piccoli drammi che hanno segnato la mia esistenza. Ricordo un’infanzia con pochi giochi e molti pensieri. Un’adolescenza con poche compagnie, tanta timidezza, alle prese con la città e i suoi rumori. A scuola mi impegnavo molto e prendevo ottimi voti. I miei temi spesso erano i migliori della classe. A diciannove anni l’amore e il lavoro. A ventitré il matrimonio, a venticinque la nascita della figlia, a ventisette la casa. La mia vita aveva preso un verso. Sembrava già conclusa. Ci sono voluti anni prima di riappropriarmene. Quando mia figlia è uscita di casa, la voglia di ritrovarmi è arrivata prepotente. Qualche bufera ne ha determinato la svolta.