2011 | Betty sono Bruno, edito da Maria Pacini Fazzi Editore e pubblicato nella collana Scrivilatuastoria
di Lorena Fiorini raccontato da Bruno Fiorini

Un padre e una figlia uniti d’amore sgombro, che arricchisce, che nutre, che fa andare avanti. Conforta e aiuta a crescere. Si aprono scenari mai conosciuti, si svelano segreti che aprono la mente e le viscere. Danno un quadro della realtà che fa capire le scelte e i risvolti di una vita, di vite che hanno in comune anche vicende mai narrate.
Questo il lavoro realizzato da padre e figlia in un racconto che abbraccia quasi un secolo di storia. Storia che si dipana dal 1919, anno di nascita di Bruno Fiorini, fino a giungere ai nostri giorni, una storia che abbraccia il Novecento, racconta il Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, la Ricostruzione, gli Anni di piombo, i tempi attuali. Parla di un’Italia della quale poco si parla, un’Italia che rappresenta la parte sana del Paese, quella che ha combattuto, lavorato, risparmiato, ha dedicato la vita alla famiglia, a far crescere figli e nipoti sani e con sani principi.
Un lavoro che
non fa sconti e non tace nulla…una memoria che ci giunge intatta attraverso settant’anni.. getta luce su una parte delle vicende dei nostri prigionieri presi in Africa settentrionale e detenuti prima in Sud Africa e poi in Inghilterra. Queste le parole del Colonnello Antonino Zarcone, responsabile dell’Ufficio Storico dell’Esercito Italiano.
Lorena Fiorini ha incontrato le Istituzioni, dall’Ufficio Segreto del Vaticano, alla Croce Rossa Nazionale e Internazionale, dai Sindaci di Pratovecchio e Stia, allo Stato Maggiore dell’Esercito, dal Corpo Forestale dello Stato all’Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa, dalla Marina Militare alla Presidenza della Repubblica. Un tuffo nell’Italia che rappresenta il cuore dello Stato, che apre le porte, gli archivi, ti accoglie con il sorriso e ti aiuta e fare luce in una vicenda tutta da raccontare.
Bolsena, 28 gennaio 2012
RESTITUIRE L’ONORE AI PRIGIONIERI
Alba Stella Paioletti Maffei apre e conduce la presentazione del libro accompagnata dalla professionalità, da una grazia che la contraddistingue, dal sorriso rasserenante. Valentina Bisti, che avrebbe dovuto condurre l’incontro, è inviata per il TG1 all’Isola del Giglio a occuparsi della ConCordia e dei danni che l’ambiente sta rischiando con il naufragio della nave. L’altra grande assente è Clemencia Cibelli Tagliani. I numerosi impegni per la partenza della sua radio prevista il 15 febbraio, Sound Bite Radio, non le permettono di essere presente.
La presentazione si è svolta in una sala gremita con l’attenzione rivolta alla giornata della memoria. Parte da un’autrice, Lorena Fiorini, che la Paioletti immagina sulle rive di questo lago, con libri sotto il braccio e gli appunti a portata di mano. Il suo libro parla di microstoria nella grande storia, di sani principi che hanno accompagnato la ricostruzione.
Paolo Dottarelli, Sindaco di Bolsena.
E’ un libro che trasmette valori, un libro da dedicare e da far leggere ai giovani, nelle scuole, un libro che trasmette emozioni forti, ci ricorda quanto abbiamo perso durante il percorso, rammenta la Patria, la famiglia. Fa capire e ci fa dare importanza a quanto abbiamo oggi. Aggiunge una frase che lo ha colpito e che considera emblematica “Lavorai con piacere, intessendo rapporti importanti e guadagnando bene. Questo mi ha consentito di crescere le figlie, farle studiare, avviarmi verso una maturità serena, senza scossoni, dedicandomi ai tre nipoti che sono la gioia della mia vecchiaia. Il Sindaco aggiunge: Bruno ha realizzato grandi conquiste partendo da un grande sacrificio. Legge: Era l’anno 1962. L’amico Fasoli mi offrì la sua cinquecento. Aveva percorso 30.000 chilometri, era bianca, l’acquistai per 230.000 lire. L’emozione per l’acquisto fu grande. Prima la bicicletta, poi la Lambretta, ora la macchina. Mi sentivo un signore vero.
Giacinta Monachello, Assessore alla Cultura Comune di Bolsena
Ha scelto e letto brani rappresentativi del libro. Ha iniziato partendo dalla presentazione del Col. Antonino Zarcone, Capo Ufficio Storico dell’Esercito Italiano laddove ricorda di come la memorialistica delle guerre, prodiga di resoconti di combattimenti, ma, tanto in Italia che all’estero, ha sempre negletto il ricordo della prigionia…Nel mare magnum della letteratura di guerra quella relativa alla prigionia è sempre stata minima, in tutte le letterature del mondo…Ecco perché è rilevante questo libro. E’ la memoria di un prigioniero, preso non per sua “colpa”… e questa memoria, che ci giunge intatta attraverso settant’anni, getta luce su una parte delle vicende dei nostri prigionieri presi in Africa settentrionale e detenuti prima in Sud Africa e poi in Inghilterra…
Ha proseguito la lettura con il suo stile, il sorriso benevolo, il cuore aperto. Donna attenta e sensibile agli eventi del secolo che abbiamo alle spalle, ha saputo dare un’impronta particolare di attenzione e partecipazione che ha finito per coinvolgere tutti i presenti.
Rocco Panunzi, Generale di Corpo d’armata, nominato amico d’Israele, in divisa, ha reso gli onori militari a Bruno Fiorini, alla sua storia, al suo essere soldato combattente prima prigioniero poi.
Lorenzo Pietrini, il nipote di Bruno, ha tracciato il solco del nonno. E’ dagli ideali di Bruno che nasce Lorenzo, è dai suoi insegnamenti che si forma, cresce, sceglie la carriera militare.
I nostri soldati hanno fatto cose giuste, per la pace, sono andati dove la Patria li ha inviati, hanno combattuto per la Patria. Dobbiamo restituire l’onore ai prigionieri, non è vero che il combattente italiano si arrende, hanno sempre combattuto con onore anche con mezzi non all’altezza della situazione, come risulta dagli atti di eroismo durante la ritirata di Caporetto. A volte, come nel caso di Bruno prigioniero, non hanno accettato neppure di collaborare preferendo il filo spinato alla libertà e quindi l’onore.
E’ un libro incredibilmente emozionante. Bruno ha accettato con dignità quello che Dio ha destinato a lui. E’ andato in guerra. Nel libro non c’è accenno ideologico, Bruno si rifà all’art. 3 della Costituzione che recita Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Bruno pensa, come pensano dalle nostre parti, Gna che lo fo bene! Durante la prigionia, ha amato Betty, come lui tanti soldati italiani hanno trovato nell’amore la forza per andare avanti. Ritorna in Patria e da allora tutto quello che ha fatto lo ha fatto per la famiglia. C’è un costrutto che si chiama famiglia. Bruno ha creato Patria partendo da un ideale, da un costrutto. Essere semplicemente Patria come sono i nostri soldati, con un senso di umanità diffusa, di conforto, Patria, Italia, Dio.
Antonio Quattranni, Insegnante, pubblicista
Cerco di insegnare la storia, da dove viene e che cosa è successo all’umanità, raccontare di quelli che non ci sono più, in particolare dei 150.000 prigionieri internati nei campi di concentramento della Scozia di area cattolica. Poche testimonianze, pochi hanno raccolto la memoria, questo libro ci dà materiale nuovo.
Patria per Bruno è il suo casale, gli amici, è generoso con loro. In lui convergono umanità e Patria, un sentimento comune.
Vorrei leggere insieme agli alunni il libro, voglio proporlo come libro di lettura per l’anno prossimo. Un libro che entra nella didattica, storia, italiano, inglese, terra, natura per condurci in un approfondimento culturale più ampio. Voglio trasmettere agli alunni l’insegnamento di imparare a partire dalle parole. In effetti nel libro si usano 2 termini come patriota (nel Risorgimento), partigiano (nell’ultima guerra), sinonimi con lo stesso obiettivo. Costruire la comunità con i valori, con gli obiettivi di far crescere la famiglia.
Mario Mazzantini, critico letteraio, poeta
Si è rivolto alle numerose e attente persone presenti dicendo: Questo ci dà emozioni. Ha proseguito:
Scrivo da sempre, cerco di interpretare le mie cose e studiare il lavoro degli altri. Dò giudizi riassuntivi. Per quanto riguarda il libro “Betty, sono Bruno” devo dire che: Prima di incontrare Lorena pensavo che ci volesse molto di più per diventare fratelli, mai disperare: merito o colpa del suo scrivere insolito, accurato nella ricerca, colto e semplice nell’attuazione dei fatti, sorprendente nei risultati, comprensibile subito nel suo manifesto senza sbavature.
Il Prof. Mazzantini ha poi ricordato la vicenda della moglie Maria Teresa Wochicievich, che ha avuto la gioia di riabbracciare, a un anno dalla fine della guerra, padre e fratello considerati dispersi e miracolosamente ritornati in Patria.
Silvio Manglaviti, Ten. Col. Esperto geografo-storico dell’Esercito
Il Libro “Betty, sono Bruno” non si può leggere senza l’atlante. Bruno è un viaggiatore, ci racconta il viaggio avventuroso della sua vita, un viaggio che ripercorre le antiche vie dei Templari e degli esploratori. Bruno parte sempre da solo, va al buio, lui sa che qualcosa accadrà e ovunque vada lascia energia positiva. Bruno ha il furore del viaggiatore, vive il viaggio metafora della vita, ma è anche lui stesso in viaggio con la vita. Silvio Manglaviti ha trovato legami incredibili con il Sud Africa, l’Inghilterra, la cattolica Scozia, Glenluce con il suo castello.
Anna Petrangeli, Commissario del Comitato di CRI di Orvieto e Terni
Ringrazia Lorena Fiorini per l’opportunità di ricordare la Croce Rossa Italiana. Infermiere, volontarie, crocerossine, i volontari tutti impegnati in un lavoro gratuito sia nel tempo di guerra come in tempo di pace. Da allora a oggi il ruolo non è cambiato. Bisogna riconoscerne i valori, ricordare che la CRI è stata filo conduttore fra i soldati. A Ginevra, Sede della Croce Rossa Internazionale, l’archivio è composto da 60 milioni di schede, compilate con pazienza, tenacia e precisione, utili a ottenere, registrare e trasmettere ai familiari notizie dei dispersi.
Ha letto il libro, che definisce straordinario, di Lorena Fiorini trovando insolite analogie con la storia del papà e rammarica il fatto di non aver più la possibilità di avere un documento analogo. Questo aspetto l’ha molto legata all’autrice e l’ha condotta alla riflessione che spesso le esperienze di tutti sono esperienze comuni e lo è una storia a ricordo di un uomo, un amore, un soldato, una carriera.
Riprende la parola il Generale Rocco Panunzi, ricorda la sua appartenenza ai Focolarini, dona tre grazie all’autrice, uno per il libro, uno per l’impegno, uno per aver condiviso il sentimento personale. Un grazie va alla Croce Rossa, alla presenza femminile, veramente indispensabile in momenti difficili, quando si è soli e ci si sente soli, quando una parola detta con amore può risollevare il morale a una persona. E nella Croce Rossa c’è amore.
Lorena Fiorini, psicologa della Comunicazione, scrittrice
Per ultima interviene l’autrice, parla del suo amore per la memoria, nato con un racconto “Zuppa di pesce”, il ricordo doloroso, ma anche tenero, di un’amica che è andata via in modo improvviso e drammatico. Poi Vita in campagna diventato oggi Terra di Toscana, rivivere un secolo, com’era e com’è diventata la vita della campagna, con i ricordi, le ricette dei tempi che furono. Ogni suo scritto, anche se di fantasia, riconduce a memorie, a momenti di vita vissuta. I suoi ultimi libri di cucina, Il peperoncino e Il grande libro del pane la riportano alle tradizioni, alla cultura della tavola. La memoria ritorna a nonne, mamme, zie, alla suocera che l’ha accolta in questi luoghi donandole sapori davvero particolari. La memoria raccolta, cullata, coccolata in un libro di memorie, ma non di nostalgie, un libro che ha permesso un viaggio particolarissimo legandola per sempre al suo amato papà. Per andarlo a ritrovare, per non perdere la preziosità della sua vita, per ritrovare i valori e trasmetterli a figli e nipoti. Per invogliare le persone a scrivere la propria storia.
Lorena Fiorini
Stia, 16 agosto 2011
Presentazione del libro “Betty sono Bruno”, edito da Maria Pacini Fazzi Editore e pubblicato nella collana Scrivilatuastoria
di Lorena Fiorini raccontato da Bruno Fiorini
Stia, un paese attraversato dalla fiera, gente allegra e libera da affanni lavorativi si aggira tra i numerosissimi banchi alla ricerca dell’oggetto da comprare, rumore, incontri festosi fra amici di tempi passati, chiacchiere spensierate, appuntamenti al bar.
Fuori dal frastuono della fiera, in un’atmosfera che sembra proiettarsi fuori dal tempo e dallo spazio, nel silenzio religioso di un luogo che ha fatto la storia del paese, un incontro, un viaggio a ritroso nella memoria per entrare nel racconto di un uomo che è anche la storia di una valle, una storia che può appartenere a ciascuno di noi.
Tante le presenze nel piazzale antistante la Mostra di Luciano Schifano all’interno dello Storico Lanificio di Stia, relatori giunti da Roma e da Firenze, inteneriti dal paesaggio verde che incornicia l’Arno, stregati dall’atmosfera legata alla memoria che aleggia nel luogo, sono accolti dal Sindaco Luca Santini che ricorda come la storia di Bruno Fiorini si inserisca nella storia di tante famiglie che alla fine degli anni cinquanta si sono spostate verso la città alla ricerca di un futuro migliore.

Lorena Fiorini, figlia di Bruno, ha toccato il cuore di tutti ripercorrendo la vicenda umana del papà, di come gli ultimi due anni di vita siano stati vissuti da entrambi ricorrendo alla scrittura, allontanando la malattia, dedicando spazio al ricordo e alle ricerche storiche che hanno raggiunto le istituzioni, tra queste l’Ufficio Segreto del Vaticano con il lavoro straordinario svolto durante la seconda guerra mondiale e la Croce Rossa nazionale e internazionale che con il suo grande cuore ha raggiunto il prigioniero Bruno Fiorini facendogli recapitare ben 16 lettere, tutte insieme nel campo di concentramento di Eluan in Egitto.
Luciano Schifano ha ricordato l’amicizia che lo ha legato a Bruno Fiorini, un’amicizia nata in età adulta all’ombra di un gelso.
Il Direttore della Sede Rai per la Toscana, Andrea Jengo, ha raccontato di come la sua vecchia collega Lorena Fiorini lo abbia piacevolmente colpito e l’ha sollecitata a raccontare la sua storia, di come da funzionario Rai si sia trasformata in una brillante scrittrice, la lettura del cui libro lo ha affascinato.
Il Colonnello Zarcone, responsabile dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, si è immerso nei luoghi, ha raggiunto nel primo pomeriggio Vallucciole, ha poi ricordato la strage, di come si sia giunti a rendere giustizia alle vittime e di come la vicenda narrata nel libro “Betty, sono Bruno”, si vada ad inserire nella quasi assente letteratura sulla prigionia. Un lavoro che non fa sconti e non tace nulla…una memoria che ci giunge intatta attraverso settant’anni.. getta luce su una parte delle vicende dei nostri prigionieri presi in Africa settentrionale e detenuti prima in Sud Africa e poi in Inghilterra. In un silenzio surreale Lorena Fiorini ha letto un brano tratto dal libro e che ricorda i numerosi eccidi che hanno insanguinato la valle del Casentino durante l’ultimo conflitto e di come il papà ne sia venuto dolorosamente a conoscenza.
Alessandro Bottacci, Capo Ufficio Territoriale della Biodiversità di Pratovecchio, ha narrato gli incontri che si sono succeduti con Lorena Fiorini e delle ricerche fatte per gettare uno sguardo e mettere a disposizione materiale conservato negli archivi del Corpo Forestale dello Stato.
La memoria ha potuto contare su un testimone d’eccezione, Bruno Borghesi, un uomo che ha vissuto la guerra, la prigionia e la tenerezza di una grande amicizia che, con voce rotta dall’emozione, ha rammentato ricordando quanto bene si siano voluti e quanta compagnia si siano fatti lui e il grande amico di una vita.
La lettura di brani tratti dal libro, la voce irradiata dall’audiolibro realizzato da Verba Volant, i numerosissimi autografi rilasciati dall’autrice, le note dell’Inno nazionale hanno accompagnato un pomeriggio all’insegna della storia, dei sentimenti, dell’emozione di persone che tra le pagine di “Betty, sono Bruno” hanno ritrovato i propri cari, hanno potuto scorgere foto e curiosare alla ricerca di episodi mai fino a quel momento raccontati.
la Direzione generale del San Filippo Neri e la Fondazione Alessandra bisceglia W AlE invitano all’incontro
Affrontare il dolore fisico e psicologico attraverso una storia dei nostri tempi
Un’occasione per presentare il libro e l’audiolibro,”Betty, sono Bruno”, realizzato da padre e figlia, un racconto che abbraccia quasi un secolo di storia che si dipana dal 1919, anno di nascita di Bruno Fiorini, fino a giungere ai nostri giorni. Una storia che attraversa il Novecento, racconta il Fascismo, la Seconda guerra mondiale, la Ricostruzione, gli Anni di piombo, i tempi attuali. Parla di un’Italia che rappresenta quella parte del Paese che ha combattuto, lavorato, risparmiato, ha dedicato la vita alla famiglia, a far crescere figli e nipoti con
sani principi.