Chi sono

Mi chiamo Lorena Fiorini. Sono nata la notte di Santo Stefano. Mia madre avrebbe preferito chiamarmi Stefania, nome che non metteva d’accordo tutta la famiglia. Zia Bruna suggerì Lorena. E così fu. Mi piace l’insieme, nome e cognome. Suonano bene, fanno armonia. La mia vita, condita con tante ricette e un ricco sostegno di fantasia, è ricordata nel libro Vita in campagna. È dalla campagna che si sono snodate le mie vicende. L’infanzia è ritornata a farmi compagnia con le piccole gioie, ma anche con i piccoli drammi che hanno segnato la mia esistenza. Ricordo un’infanzia con pochi giochi e molti pensieri. Un’adolescenza con poche compagnie, tanta timidezza, alle prese con la città e i suoi rumori. A scuola mi impegnavo molto e prendevo ottimi voti. I miei temi spesso erano i migliori della classe. A diciannove anni l’amore e il lavoro. A ventitré il matrimonio, a venticinque la nascita della figlia, a ventisette la casa. La mia vita aveva preso un verso. Sembrava già conclusa. Ci sono voluti anni prima di riappropriarmene. Quando mia figlia è uscita di casa, la voglia di ritrovarmi è arrivata prepotente. Qualche bufera ne ha determinato la svolta.

La Rai è l’Azienda presso la quale mi sono impegnata in quarant’anni di lavoro. È l’unica Azienda che ha ricevuto una mia richiesta di assunzione. E sono stata premiata per la determinazione con la quale ho raggiunto l’obiettivo. A Viale Mazzini c’era un prato, in quel prato si sono gettate le basi, negli anni sessanta, di un
palazzo costruito con ferro e vetro. Io l’ho visto nascere e crescere. Andavo a scuola a Via Caposile e quel palazzo così diverso da tutti gli altri attirava la mia attenzione e quella dei miei compagni. Ci dicevamo ridendo: “Quando qualcuno passa e fa uno starnuto, i vetri verranno giù!”. L’ho sempre guardato con la tensione di chi vuol raggiungere qualcosa con tutte le proprie forze. Sentivo che lì dovevo andare, sentivo che lì si sarebbe svolta gran parte della mia vita.

Volevo vivere in Prati. E così è stato. Dalla mattina alla sera. Sarò sempre grata a questa Azienda per quanto mi ha dato in termini di sicurezza lavorativa e di crescita. Ho conosciuto persone e personaggi che mi hanno arricchito dal punto di vista professionale, culturale e come persona. Ho ricevuto soddisfazioni e riconoscimenti. Anche qualche dolore, ma sono poca cosa oggi nel riepilogo
di una vita lavorativa che ha aspettato a lungo di concludersi con un obiettivo ambizioso.

Ho iniziato a lavorare, nel 1970, nella Direzione Affari del Personale, Direzione Tecniche Direzionali, alle dipendenze dell’Ing. Mario Lombardi. Si trattava di una Direzione che svolgeva compiti legati a studi sul personale e alle “analisi mansioni” dei dipendenti. Ho ricevuto e portato con me un’impostazione di tutto rispetto verso il lavoro e verso gli altri. Quella è, da sempre, una scuola per meglio rapportarsi nell’ambito lavorativo. Di quegli anni ricordo i miei giovani colleghi e gli scherzi che ci siamo fatti pur in un clima serio e rispettoso. Quanto siamo stati seri e quanto abbiamo riso!

Poi, nel 1976, ho scoperto l’Azienda dei programmi, della fiction, dell’intrattenimento. Alla II Rete TV, quella di Massimo Fichera, ho fatto parte della mitica Struttura 4 diretta da Giovanni Leto i cui colleghi, ancora oggi, porto nel cuore e continuo a frequentare. Sono stati anni straordinari di lavoro legati a progetti vissuti, ognuno per la propria parte, insieme con grande partecipazione. Nel libro Cara Rai Giovanni Leto ricorda quegli anni lontani e parla di me come “una bravissima segretaria con la quale ho conservato anche dopo molti anni, e dopo che le nostre strade si erano divise, stima, simpatia e amicizia”. Nel 1980 Giovanni Leto assume un altro incarico e viene sostituito da Mario Raimondo con il quale ho condiviso anni di lavoro che hanno portato frutti e risultati. Mario Raimondo è stato, nel 1987, nominato Direttore della Sede Rai di Milano. Si è sempre pensato a una nomina che lo avrebbe portato, in anni successivi, alla Direzione della Seconda Rete TV, cosa peraltro già avvenuta con altri Direttori. Così non è stato. Ciò non ha impedito, anzi ha consolidato, un rap- porto tra persone lontane, ma affettivamente legate.

La partenza di Mario Raimondo coincide con l’affida- mento dell’incarico a responsabile del Coordinamento rapporti interni ed esterni nell’ambito della Seconda Rete TV. Erano gli anni di Luigi Locatelli alla Direzione della Rete e di Agostino Saccà, suo assistente. Ho amato molto quel lavoro e quel contesto che mi poneva in un ruolo centrale e di visibilità. Purtroppo è durato solo due anni e mezzo. L’arrivo di Giampaolo Sodano alla Dire- zione della Rete ha significato il trasferimento di Ag
o- stino Saccà e della sottoscritta alla Divisione Stampa e Attività Promozionali. Da quell’instancabile lavoratore che è Agostino Saccà, fucina di idee e innovazioni, grande stratega e comunicatore, ho appreso molto. Abbiamo lavorato per far uscire da una sorta di sperimentazione, in Azienda allora ci chiamavano Quelli degli spot, un settore che oggi ha un ruolo strategico di fondamentale importanza. Nel 1998 assume l’incarico di Direttore Giuliana Del Bufalo, donna di carattere e determinata, intelligente, attenta e dotata di una buona dose di ironia. Devo a lei la spinta ad intraprendere il percorso universitario, laurearmi e a vivere il lavoro con impegno, ma anche con maggior leggerezza, coniugando amministrazione e creatività in un lavoro non facile, un lavoro amministrativo in un gruppo di creativi. Sempre a fare i conti con il budget e con i risultati sul video. Proprio il video mi ha salvato: ho sempre saputo che il mio lavoro e quello dei colleghi avrebbe avuto il televisore e i telespettatori come visibilità ultima. Oggi la Direzione Comunicazione e Immagine Rai è una piccola ma consistente entità dell’ampia realtà Rai, dove si vive e si lavora non senza affanno alle prese con i mutamenti repentini dei palinsesti e con richieste dell’ultima ora.

Gianluca Veronesi è stato il mio ultimo Direttore in Rai, persona leale, signorile e aperta.

Ho raccontato, nella sintesi, anni di lavoro. Mi rendo conto di aver portato con me le cose positive che ci sono state. Non manca qualche sassolino nelle scarpe. Sono, alleggeriti dal trascorrere del tempo, sassolini che a volte mi fanno compagnia, sono visti con serena accettazione, piccole traversie che fanno parte della vita. Preferisco guardarle con distacco e, a volte, con leggera ironia. C’è qual- cosa che è stato difficile accettare: non aver raggiunto la vetta della mia vita aziendale. Anche lasciare l’Azienda non è stato facile. Ci ho pensato a lungo, poi, nel giro di pochi giorni, mi sono resa conto che la mia vita era altrove, che avrei potuto riprendermi il tempo degli affetti familiari e che avrei potuto fare il grande balzo, in pieno e definitivamente, dentro la scrittura.

I miei interessi sconfinano verso vere e proprie passioni, la scrittura, la più amata, seguita a ruota dalla psicologia, poi la lettura, il cinema, il teatro e, per ultimo, ma non ultimo, l’insegnamento. Sono docente di un Laboratorio di Comunicazione,
che mi ha portato a parlare del mestiere di scrivere, di libri, articoli, di linguaggio. Cerco di indicare ai miei studenti quello che manca al linguaggio parlato e scritto, e, al contrario, cerco di eliminare quello che lo appesantisce. Sono nati così i racconti scritti durante i corsi, li abbiamo condivisi, ci siamo divertiti a vederli crescere e a seguire la pubblicazione fino alla presentazione del libro che abbiamo realizzato insieme.

La scrittura rimane in assoluto la mia compagna preferita. Ha il potere di farmi dimenticare tutto il resto, affanni o malumori. Riesce a rilassarmi come nessuna cosa al mondo. Tutto è allontanato.

La mia vita e la mia crescita professionale e personale sono partite da un incontro, quello con lo scrittore Stanislao Nievo, con il quale ho affrontato il tema dello scrivere in un corso di scrittura collettivo prima e in una serie di lezioni singole poi, durate due anni, intorno al romanzo Smarrimento d’amore, la storia di una donna che nella scrittura trova se stessa. È un romanzo che ha conosciuto apprezzamenti e simpatia e che finalmente è stato pubblicato da New Books. Ci sto ancora lavorando, riordinando e riascoltando le conversazioni con Stanis intorno alla parola “scrivere”. Per me Stanislao Nievo non è stato solo un maestro di scrittura, ma anche un maestro di vita. Mi ha insegnato a leggerla con levità e con una vena di ironia. Penso a lui, anche adesso che non c’è più, con grande affetto e riconoscenza per gli incoraggiamenti, gli stimoli ricevuti e per i “segreti del mestiere” che mi ha trasmesso.

Nel 2003 il sogno di ogni scrittore prende forma in una pubblicazione, il libro di racconti e ricette I racconti dell’olivo e dell’olio – L’appetito vien leggendo, una pubblicazione dell’ARM – Azienda Romana Mercati, Camera di Commercio di Roma, realizzata nell’ambito del Progetto di Valorizzazione della Filiera OlivoOleicola.

Mentre cercavo gli sponsor per la pubblicazione di Viva la pappa ho incontrato Toni De Amicis, Presidente dell’ARM e Carlo Haussmann, Direttore generare, i quali hanno apprezzato i miei racconti, che coniugano momenti di vita vissuta con la cucina, tanto da commissionarmene altri dieci le cui ricette hanno l’olio come ingrediente.

A questo primo libricino fa seguito, pochi mesi dopo, nel 2004, un altro libro di racconti e ricette Viva la pappa per Alfredo’s Gallery, ristorante romano famoso nel mondo per le fettuccine. È l’esempio di un libro legato alla cucina, esposto in un ristorante che ha appena festeggiato i suoi cento anni e che ha ospitato personaggi illustri del mondo della politica, della cultura, del cinema. Nel corso di una visita al ristorante, il proprietario, Mario Mozzetti, mi dice: “Lorena, chiedimi una firma del novecento ed io te la mostro, Mussolini? Mussolini, Hemingway? Hemingway”. In effetti nel suo ristorante sono raccolte in volumi le firme di tutti i personaggi che di lì sono passati in cent’anni di storia.

Nel 2005 arriva, con Agra Editrice per la Regione Lazio, il libro Vita in campagna – ambiente e gastronomia, il libro che mi ha dato belle soddisfazioni. È arrivata una recensione al GR1, la partecipazione a Uno Mattina, una presenza nel programma Tg2 Dossier di Bruno Gambacorta – Domenico Nucera, tante presentazioni a Roma, a Fondi, a Viterbo, a Milano, nella mia terra, il Casentino. Mi ha aiutato a uscire dalla tana, superare la timidezza e ad esprimermi di fronte alla gente. Mi sono sentita, per la prima volta, come un topo nel formaggio.

Nel 2006, viene pubblicato il racconto La casa, inserito nella raccolta “Racconti mai scritti” a cura dell’Associazione Nazionale Le donne del vino.

Il 10 giugno 2006, in compagnia del collega e amico Piero Bernacchi, tengo una lezione al Master di Mediazione Culturale Linguistica all’Università La Sapienza di Roma e sempre alla Sapienza e sempre con Piero Bernacchi il 25-26-27 settembre 2006 ho partecipato, in qualità di relatore, al Convegno Internazionale Lingue e cittadinanza europea.

A luglio 2007 pubblico il libricino Ritorno da un matrimonio non annunciato, la “bombonbiera” da offrire per il matrimonio di mia figlia Valentina con Claudio.

Oggi collaboro alla rivista Leggere tutti, Raisenior, Quotidianoitalia.it e ad altre testate periodiche con racconti, interviste, recensioni di libri.

Il 2009 è stato l’anno che ha visto la pubblicazione di tre libri. A gennaio, con New Books per Gianni Gremese, arriva in libreria, dopo lunghi anni e varie rivisitazioni, il romanzo Smarrimento d’amore. A settembre, per Scrivi la tua storia, Il piacere di raccontare, una raccolta di racconti scritti dagli alunni durante il corso di scrittura creativa che ho pensato e diretto. A novembre WALE La forza di un sorriso”, dedicato alle testimonianze e alla storia di Alessandra Bisceglia alla cui memoria è de- dicata la Fondazione omonima.

A dicembre 2010 la mia terra torna a farmi compagnia e a regalarmi soddisfazioni con la pubblicazione, per Maria Pacini Fazzi Editore, del libro Terra di Toscana, una nuova edizione di Vita in campagna rivista, ampliata e con un maggior numero di ricette. Risulterà il libro più venduto nello scaffale toscano della Coop durante le feste 2010-2011.

A maggio 2011 arriva nelle mie mani il libro Betty, sono Bruno pubblicato da Maria Pacini Fazzi Editore. Un libro scritto da me e raccontato da Bruno Fiorini, un uomo che ha attraversato il Novecento, un soldato, un prigioniero, un esempio di quell’Italia che ha ricostruito il nostro Paese, un padre molto amato, mio padre. Papà è andato via dopo avermi accompagnato fino alle ultime correzioni del libro e, dopo essere ritornato alla sua terra, alla sua foresta, ora riposa nel piccolo cimitero di Romena. Ho trascorso con lui un anno bellissimo e doloroso al tempo stesso, mi ha regalato e ho nel cuore una ricchezza senza precedenti, il dono di una persona unica e insostituibile, straordinaria. Al libro si è aggiunto l’audiolibro realizzato per Verba Volant per Canale Tre di Clemencia Cibelli e Gianbattista Tagliani. Contiene una mia introduzione e letture del mio papà accompagnato dalla voce di Gabriele Linari. Alla Fiera del Libro di Torino 2011, dove mi reco per presentare Betty, sono Bruno, nell’ambi
to della manifestazione Fidapa da leggere, trovo ad accogliermi allo stand Newton-Compton Editori un libro inserito nei Grandi Manuali Newton e dalla linea grafica divertente e accattivante, Il Peperoncino, 500 ricette, 500 consigli su come usarlo, quando usarlo e per cosa usarlo.

Si prosegue con l’uscita de I racconti del venerdì, un libro che raccoglie i racconti degli studenti del corso di scrittura e con la stampa del libro Il grande libro del pane per Newton Compton Editori.

A novembre 2012 esce in libreria Mele e torte con le mele, terzo libro di cucina pubblicato nei Grandi manuali Newton Compton Editori, Ricette per il benessere e la salute, storia, mito e curiosità del frutto dell’Eden.
E’ nato, dall’idea del Sindaco di Pratovecchio e mia, un Premio Letterario, Donne tra ricordi e futuro, che troverà spazio nel 2013. Un premio in onore di mio padre, Bruno Fiorini, dedicato alle donne che hanno curato la memoria della famiglia, un seguito alla storia Betty, sono Bruno.

 

Al momento ho nel cassetto una commedia in attesa di prendere il volo e davanti a me l’impegno per il proseguimento della collana Scrivi la tua storia, collana che ha trovato accoglienza presso la Maria Pacini Fazzi Editore, nell’ambito dell’Associazione omonima della quale sono Presidente.

Le partecipazioni ai Premi portano qualche risultato.

Nel 2000 vinco il premio della critica narrativa inedita, con il racconto Percorso al Circolo Capit Fernando Pessoa di Firenze.

Nel 2006 vinco il premio narrativa edita alla X Edizione del Premio Spazio Donna per il libro Vita in campagna.

Il 7 luglio 2006 ricevo, per l’attività di scrittrice, il riconoscimento dell’Unione Europea per i Ceti Medi.

A dicembre 2007 sono finalista alla XXV Edizione del Premio Firenze – sezione narrativa edita. L’8 aprile 2010 ricevo il Premio Albero andronico

– medaglia della XIX Circoscrizione al romanzo Smarrimento d’amore.

Nell’ambito della manifestazione teatrale Il giogo, che si è tenuta a Montagnano (Monte San Savino, Arezzo), e alla quale hanno partecipato formazioni teatrali dialettali da tutta Italia, mi è stato assegnato, il 9 luglio 2011, un riconoscimento particolare in qualità di scrittrice. Il riconoscimento, in passato tributato, fra gli altri, allo scrittore Clement Von Rezzori e al regista Pupi Avati, ha inteso mettere in evidenza l’ultima fatica letteraria, Betty, sono Bruno (Maria Pacini Fazzi Editore), un’ ap- passionata e tenera biografia di mio padre, Bruno, che ha raccontato le sue umanissime ed emblematiche vicende a cavallo delle due grandi guerre con riferimenti puntuali alla Toscana e in particolare al Casentino. Nella mia formazione sono stati determinanti alcuni incontri con persone che hanno lanciato piccoli segni e che hanno determinato piccole, grandi svolte. Come l’incontro straordinario con Giovannni Battista Giovannetti, l’osteopata che mi ha curato la schiena, ma anche suggerito la scrittura come terapia di sé. È stato lui a mettermi in contatto con la Dottoressa Margherita Carotenuto, tecnico competente, che si è presa cura, in tempi lontani, di me e della mia persona. Mi ha aiutato a dipanare la matassa, a capire chi sono, da dove provengo e dove voglio andare.

Su suo suggerimento ho partecipato a corsi di formazione, a conferenze, incontri di cinelogia, immagogia, melolistica. Sono cresciuta e mi sono rafforzata. Non più sola in mezzo alla gente, ma sola con la voglia di esserlo.

Il suo suggerimento a seguire il corso di Psicologia presso l’Università Statale di San Pietroburgo, ha cambiato il corso delle cose. Mi ha visto impegnata prima in psicoterapia e poi nel raggiungimento della laurea.

Ho studiato e sostenuto 51 esami nel corso di sei lunghi anni ricchi di impegno e viaggi. La tesi, discussa l’8 ottobre 2006, dal titolo La parola mediatrice di senso, ha ricevuto dal collegio dei docenti consensi e riconoscimenti. La Professoressa Victoria Dmitrieva, direttore della cattedra di Ontopsicologia della Facoltà di Psicologia dell’Università Statale di San Pietroburgo, ha definito alcune pagine “vera e propria letteratura”. E detto da un russo non è poco! La castagna è uscita dal riccio.

Ho viaggiato con i miei compagni di studio, ho vissuto in compagnia, ma anche in solitudine, momenti di grande afflato con una città che mi ha fatto sentire cittadina del mondo, una città dove l’arte e la cultura italiana sono parte integrante. Le passeggiate, all’andata, al mattino presto, verso l’Università, attraversando il ponte sulla Neva con il vento e la pioggia sulla faccia, la gente, l’Hermitage alla mia destra, sono momenti irripetibili che mi hanno dato l’espansione verso l’altro, mi hanno arricchito e fatto uscire dal mio piccolo mondo fatto di casa e lavoro.

Come non ricordare le visite, numerosissime, all’Hermitage, tra una lezione e l’altra, con un panino mangiato mentre attraversavo il ponte, per guadagnare tempo, per perdermi nei saloni, nelle sale, davanti alle opere di Canova, Caravaggio, Leonardo, Van Gogh, Picasso, Raffaello, Michelangelo, solo per citarne alcuni.

Un’esperienza straordinaria di studio e di vita. Poi gli incontri, le gite e le conferenze a Bernia in Finlandia, il consolidamento dei rapporti con gli insegnanti e con i miei compagni. Un nome per tutti, Natalia Grishina, una docente che con le sue lezioni di psicologia ha saputo incantarci tutti e che ama gli studenti italiani come noi tutti amiamo lei.


L’Università statale di San Pietroburgo, dopo aver studiato per dieci anni la nuova scienza che si affacciava nel panorama della psicologia, è diventata fucina per gli studenti sparsi un po’ ovunque nel mondo. Dall’Italia alla Russia, dalla Cina al Brasile, dai paesi slavi ai paesi baltici. Gli studenti portano idee, tesi, studi provenienti da culture diverse, lì trovano accoglienza ed espansione. Insomma, mi sono innamorata di un’idea che è diventata la passione culturale della mia vita, l’ho seguita e ne ho tratto benefici e risultati.

Grazie al Professor Antonio Meneghetti e all’Ontopsicologia per aver consentito questo. Antonio Meneghetti ha costruito un movimento scientifico, l’Ontopsicologia, che si motiva e si sviluppa essenzialmente dall’esperienza della crisi dei valori umanistici e soprattutto sull’intuizione che l’esistenza ha un fondamento.

L’Ontopsicologia consente di recuperare razionalmente la propria identità. È quello che io ho avvertito a un certo punto della mia vita: ho sentito prioritaria la voglia di conoscere e usare una scienza umanistica capace di rintracciare l’essenza dell’uomo, recuperarne il senso e guidarlo razionalmente all’autocomprensione e all’autorealizzazione.

Liudmilla Alexeevna Verbizkaja, Rettore dell’Università di San Pietroburgo, ci ha accolto numerosi, a giugno 2004 e, finito il periodo della sperimentazione, ha aperto definitivamente le porte di quella prestigiosa Università che ha dato i natali a ben sette premi Nobel, Pavlov e il riflesso condizionato in testa.

Seguono anni frenetici , la mia vita finisce per capovolgersi. E’ la fine di un matrimonio e l’inizio di un periodo gravoso di lavoro che impone prepotentemente di occuparmi di quel che resta della famiglia  e di quanto è stato costruito nel tempo. Navigare a vista, è la parole d’ordine, farcela nonostante tutto. Per contro arriveranno anche tante soddisfazioni, alternate a numerosi grattacapi. Ce la faccio ad attraversare il momento più difficile del mio percorso. Le Amiche e gli Amici vengono in soccorso, ci sarà anche qualche assenza, peccato! Prendiamo atto e tiriamo lungo la strada che abbiamo deciso di percorrere. E’ la strada del bello, dei valori, della famiglia nonostante tutto, del vivere senza se e senza ma, di ritrovare il quieto andare senza voltarsi indietro più di tanto, di abbracciare un’idea che porta in giro per l’Italia accompagnata dalle storie che raggiungono il Premio, un’idea che ha un “valore sociale”, vuol dedicare una carezza alle donne, ma anche agli uomini, in un lungo momento di difficoltà per dedicarsi ai ricordi e alle usanze della propria famiglia. Vado avanti scansando i pericoli di un cammino ricco di incontri e buoni risultati.

Sono gli anni dei libri di cucina, pubblicati e ristampati in più momenti da Newton Compton. E’  il momento di raccogliere il successo di Betty, sono Bruno  con la messa in onda sulla Radio Vaticana, nel Teatro della Misericordia, alle ore 21 del 17 dicembre 2015, di un programma di 20 minuti raccontato dalla bellissima voce del famoso attore e doppiatore Paolo Lombardi e di Maria Gentiloni Silveri, giornalista e voce della Radio Vaticana.

E’ il momento della cura dei libri del Premio che condurrà, insieme all’artista sponsor del Premio Dalisca, alla pubblicazione del libro La scuola in cucina, Reconsato a quattro mani, un libro, un progetto che porta alla luce un lavoro a più mani, quello degli alunni, degli insegnanti, e della famiglie uniti nel tragitto verso il recupero della memoria e delle tradizioni.

In mezzo a tutto questo, dopo anni di insistenze e anni di militanza, accolgo la proposta della presidenza alla Sezione storica della FIDAPA BPW Italy, quella di Roma. Incarico gravoso, un evento dietro l’altro, un impegno senza precedenti va ad aggiungersi a una vita  ingarbugliata fino all’inverosimile. Ne sto uscendo viva! Ed eccomi qua a riprendermi me stessa e quel che resta. Ancora con la voglia di fare e di esserci per stare con chi la pensa come me, con chi vorrà fare rete, lavorare in squadra, parlare la stessa lingua, raccogliere insieme le realizzazioni che verranno e che ci porteranno a godere del lavoro comune svolto. Sarà un viaggio nel turismo culturale, sarà la ricerca di un luogo dove incontrarsi, fermarsi a ritrovare il piacere della scrittura dopo aver sgombrato il campo da impegni contingenti che oggi ancora inchiodano. Un passo alla volta, giorno dopo giorno occuparsi dei problemi, risolvere e riprendere il cammino sempre più leggera.

La FIDAPA BPW Italy, nazionale, ma anche la FIDAPA Internazionale, accoglie i miei sforzi e quelli del gruppo di lavoro messo in piedi dalle due Sezioni di Roma, Roma e Roma Campidoglio, per lanciare insieme una voce di sostegno alle donne vittime di violenza. Nasce un Vademecum, destinato alla città di Roma, e che troverà accoglienza nelle 370 Sezioni sparse in tutto il territorio nazionale.

Anche il Premio letterario Donne tra ricordi e futuro godrà del privilegio del patrocinio della FIDAPA BPW Italy, con il permesso di entrare, in punta di piedi, in casa delle 11.000 socie di una grande Federazione, di invogliarle a scrivere, a partecipare e ad augurarsi di ottenere quei riconoscimenti che il Premio, con la prestigiosa giuria messa in piedi, vorrà assegnare.

Qualcosa sulla mia vita privata: una semplice, bella famiglia d’origine, una figlia giornalista, Valentina Bisti, dopo anni di impegno familiare e lavorativo, qualche temporale alternato da bel tempo, insomma la vita di tutti, vivo il mio quotidiano in modo diverso. Come dice Proust, nella mia ricerca non cerco nuove terre, ma cerco di avere nuovi occhi. Sgombrato il campo da impegni familiari contingenti, vivo il tempo della realizzazione proiettata verso un mondo che sento appartenermi.

Porto con me la ricchezza di un lavoro amministrativo che sempre più mi ha condotto verso la creatività con l’impegno continuo, costante, di approfondimento per capire me stessa e gli altri e attraverso questo strumento raggiungere i miei obiettivi. In pentola, se vi accostate potete sentirne il borbottio, bollono alcuni progetti che sto portando avanti con determinazione e allegria. Avanti tutta, dunque, verso un mondo che mi ha visto troppe volte spettatrice e che mi vede oggi, sempre meno timidamente, come protagonista.


Mi chiamo Lorena Fiorini. Sono nata la notte di Santo Stefano. Mia madre avrebbe preferito chiamarmi Stefania, nome che non metteva d’accordo tutta la famiglia. Zia Bruna suggerì Lorena. E cosìfu. Mi piace l’insieme, nome e cognome. Suonano bene, fanno armonia. La mia vita, condita con tante ricette e un ricco sostegno di fantasia, è ricordata nel libro Vita in campagna. È dalla campagna che si sono snodate le mie vicende. L’infanzia è ritornata a farmi compagnia con le piccole gioie, ma anche con i piccoli drammi che hanno segnato la mia esistenza. Ricordo un’infanzia con pochi giochi e molti pensieri. Un’adolescenza con poche compagnie, tanta timidezza, alle prese con la città e i suoi rumori. A scuola mi impegnavo molto e prendevo ottimi voti. I miei temi spesso erano
i migliori della classe. A diciannove anni l’amore e il lavoro. A ventitré il matrimonio, a venticinque
la nascita della figlia, a ventisette la casa. La mia vita aveva preso un verso. Sembrava già conclusa.
Ci sono voluti anni prima di riappropriarmene. Quando mia figlia è uscita di casa, la voglia di ritrovarmi
è arrivata prepotente. Qualche bufera ne ha determinato la svolta.
La Rai è l’Azienda presso la quale mi sono impegnata in quarant’anni di lavoro. È l’unica Azienda
che ha ricevuto una mia richiesta di assunzione. E sono stata premiata per la determinazione con
la quale ho raggiunto l’obiettivo. A Viale Mazzini c’era un prato, in quel prato si sono gettate le
basi, negli anni sessanta, di un palazzo costruito con ferro e vetro. Io l’ho visto nascere e crescere.
Andavo a scuola a Via Caposile e quel palazzo così diverso da tutti gli altri attirava la mia attenzione
e quella dei miei compagni. Ci dicevamo ridendo: “Quando qualcuno passa e fa uno starnuto, i vetri
verranno giù!”. L’ho sempre guardato con la tensione di chi vuol raggiungere qualcosa con tutte le
proprie forze. Sentivo che lì dovevo andare, sentivo che lì si sarebbe svolta gran parte della mia vita.
Volevo vivere in Prati. E così è stato. Dalla mattina alla sera.
Sarò sempre grata a questa Azienda per quanto mi ha dato in
termini di sicurezza lavorativa e di crescita. Ho conosciuto persone
e personaggi che mi hanno arricchito dal punto di vista
professionale, culturale e come persona. Ho ricevuto soddisfazioni
e riconoscimenti. Anche qualche dolore, ma sono poca
cosa oggi nel riepilogo di una vita lavorativa che ha aspettato
a lungo di concludersi con un obiettivo ambizioso.
Ho iniziato a lavorare, nel 1970, nella Direzione Affari del Personale,
Direzione Tecniche Direzionali, alle dipendenze del-
l’Ing. Mario Lombardi. Si trattava di una Direzione che svolgeva compiti legati a studi sul personale
e alle “analisi mansioni” dei dipendenti. Ho ricevuto e portato con me un’impostazione di tutto rispetto
verso il lavoro e verso gli altri. Quella è, da sempre, una scuola per meglio rapportarsi nell’ambito
lavorativo. Di quegli anni ricordo i miei giovani colleghi e gli scherzi che ci siamo fatti pur
in un clima serio e rispettoso. Quanto siamo stati seri e quanto abbiamo riso!
Poi, nel 1976, ho scoperto l’Azienda dei programmi, della fiction, dell’intrattenimento. Alla II Rete
TV, quella di Massimo Fichera, ho fatto parte della mitica Struttura 4 diretta da Giovanni Leto i cui
colleghi, ancora oggi, porto nel cuore e continuo a frequentare. Sono stati anni straordinari di lavoro
legati a progetti vissuti, ognuno per la propria parte, insieme con grande partecipazione. Nel libro
CaraRai Giovanni Leto ricorda quegli anni lontani e parla di me come “una bravissima segretaria
con la quale ho conservato anche dopo molti anni, e dopo che le nostre strade si erano divise, stima,
simpatia e amicizia”. Nel 1980 Giovanni Leto assume un altro incarico e viene sostituito da Mario
Raimondo con il quale ho condiviso anni di lavoro che hanno portato frutti e risultati. Mario Raimondo
è stato, nel 1987, nominato Direttore della Sede Rai di Milano. Si è sempre pensato a una
nomina che lo avrebbe portato, in anni successivi, alla Direzione della Seconda Rete TV, cosa peraltro
già avvenuta con altri Direttori. Così non è stato. Ciò non ha impedito, anzi ha consolidato, un rapporto
tra persone lontane, ma affettivamente legate.
La partenza di Mario Raimondo coincide con l’affidamento
dell’incarico a responsabile del Coordinamento
rapporti interni ed esterni nell’ambito della Seconda
Rete TV. Erano gli anni di Luigi Locatelli alla Direzione
della Rete e di Agostino Saccà, suo assistente. Ho amato
molto quel lavoro e quel contesto che mi poneva in un
ruolo centrale e di visibilità. Purtroppo è durato solo due
anni e mezzo. L’arrivo di Giampaolo Sodano alla Direzione
della Rete ha significato il trasferimento di Agostino
Saccà e della sottoscritta alla Divisione Stampa e
Attività Promozionali. Da quell’instancabile lavoratore
che è Agostino Saccà, fucina di idee e innovazioni,
grande stratega e comunicatore, ho appreso molto. Abbiamo
lavorato per far uscire da una sorta di sperimentazione,
in Azienda allora ci chiamavano Quelli degli spot, un settore che oggi ha un ruolo strategico
di fondamentale importanza. Nel 1998 assume l’incarico di Direttore Giuliana Del
Bufalo, donna di
carattere e determinata, intelligente, attenta e dotata di una buona dose di ironia. Devo a lei la
spinta ad intraprendere il percorso universitario, laurearmi e a vivere il lavoro con impegno, ma
anche con maggior leggerezza, coniugando amministrazione e creatività in un lavoro non facile, un
lavoro amministrativo in un gruppo di creativi. Sempre a fare i conti con il budget e con i risultati sul
video. Proprio il video mi ha salvato: ho sempre saputo che il mio lavoro e quello dei colleghi
avrebbe avuto il televisore e i telespettatori come visibilità ultima. Oggi la Direzione Comunicazione
e Immagine Rai è una piccola ma consistente entità dell’ampia realtà Rai, dove si vive e si lavora
non senza affanno alle prese con i mutamenti repentini dei palinsesti e con richieste dell’ultima ora.
Gianluca Veronesi è stato il mio ultimo Direttore in Rai, persona leale, signorile e aperta.
Ho raccontato, nella sintesi, anni di lavoro. Mi rendo conto di aver portato con me le cose positive
che ci sono state. Non manca qualche sassolino nelle scarpe. Sono, alleggeriti dal trascorrere del
tempo, sassolini che a volte mi fanno compagnia, sono visti con serena accettazione, piccole traversie
che fanno parte della vita. Preferisco guardarle con distacco e, a volte, con leggera ironia. C’è qualcosa
che è stato difficile accettare: non aver raggiunto la vetta della mia vita aziendale. Anche lasciare
l’Azienda non è stato facile. Ci ho pensato a lungo, poi, nel giro di pochi giorni, mi sono resa conto
che la mia vita era altrove, che avrei potuto riprendermi il tempo degli affetti familiari e che avrei
potuto fare il grande balzo, in pieno e definitivamente, dentro la scrittura.
I miei interessi sconfinano verso vere e proprie passioni, la scrittura, la più amata, seguita a ruota
dalla psicologia, poi la lettura, il cinema, il teatro e, per ultimo, ma non ultimo, l’insegnamento. Sono
docente di un Laboratorio di Comunicazione, che mi ha portato a parlare del mestiere di scrivere,
di libri, articoli, di linguaggio. Cerco di indicare ai miei studenti quello che manca al linguaggio
parlato e scritto, e, al contrario, cerco di eliminare quello che lo appesantisce. Sono nati così i racconti
scritti durante i corsi, li abbiamo condivisi, ci siamo divertiti a vederli crescere e a seguire la pubblicazione
fino alla presentazione del libro che abbiamo realizzato insieme.
La scrittura rimane in assoluto la mia compagna preferita. Ha il potere di farmi dimenticare tutto il
resto, affanni o malumori. Riesce a rilassarmi come nessuna cosa al mondo. Tutto è allontanato.
La mia vita e la mia crescita professionale e personale
sono partite da un incontro, quello con lo
scrittore Stanislao Nievo, con il quale ho affrontato
il tema dello scrivere in un corso di scrittura
collettivo prima e in una serie di lezioni singole
poi, durate due anni, intorno al romanzo Smarrimento
d’amore, la storia di una donna che nella
scrittura trova se stessa. È un romanzo che ha conosciuto
apprezzamenti e simpatia e che finalmente
è stato pubblicato da New Books. Ci sto
ancora lavorando, riordinando e riascoltando le
conversazioni con Stanis intorno alla parola “scrivere”.
Per me Stanislao Nievo non è stato solo un maestro di scrittura, ma anche un maestro di vita.
Mi ha insegnato a leggerla con levità e con una vena di ironia. Penso a lui, anche adesso che non
c’è più, con grande affetto e riconoscenza per gli incoraggiamenti, gli stimoli ricevuti e per i “segreti
del mestiere” che mi ha trasmesso.
Nel 2003 il sogno di ogni scrittore prende forma in una pubblicazione, il libro di racconti e ricette I
racconti dell’olivo e dell’olio – L’appetito vien leggendo, una pubblicazione dell’ARM – Azienda Romana
Mercati, Camera di Commercio di Roma, realizzata nell’ambito del Progetto di Valorizzazione
della Filiera Olivo-Oleicola. Mentre cercavo gli sponsor per la pubblicazione di Viva la pappa ho incontrato
Toni De Amicis, Presidente dell’ARM e Carlo Haussmann, Direttore generare, i quali hanno
apprezzato i miei racconti, che coniugano momenti di vita vissuta con la cucina, tanto da commissionarmene
altri dieci le cui ricette hanno l’olio come ingrediente.
A questo primo libricino fa seguito, pochi mesi dopo, nel 2004, un altro libro di racconti e ricette
Viva la pappa per Alfredo’s Gallery, ristorante romano famoso nel mondo per le fettuccine. È l’esempio
di un libro legato alla cucina, esposto in un ristorante che ha appena festeggiato i suoi cento
anni e che ha ospitato personaggi illustri del mondo della politica, della cultura, del cinema. Nel
corso di una visita al ristorante, il proprietario, Mario Mozzetti, mi dice: “Lorena, chiedimi una firma
del novecento ed io te la mostro, Mussolini? Mussolini, Hemingway? Hemingway”. In effetti nel suo
ristorante sono raccolte in volumi le firme di tutti i personaggi che di lì sono passati in cent’anni di
storia.
Nel 2005 arriva, con Agra Editrice per la Regione Lazio, il libro Vita in campagna – ambiente e gastronomia,
il libro che mi ha dato belle soddisfazioni. È arrivata una recensione al GR1, la partecipazione
a Uno Mattina, una presenza nel programma Tg2 Dossier di Bruno Gambacorta – Domenico
Nucera, tante presentazioni a Roma, a Fondi, a Viterbo, a Milano, nella mia terra, il Casentino. Mi ha
aiutato a uscire dalla tana, superare la timidezza e ad esprimermi di fronte alla gente. Mi sono sentita,
per la prima volta, come un topo nel formaggio.
Nel 2006, viene pubblicato il racconto La casa, inserito nella raccolta “Racconti mai scritti” a cura
dell’Associazione Nazionale Le donne del vino.
Il 10 giugno 2006, in compagnia del collega e amico Piero Bernacchi, tengo una lezione al Master
di Mediazione Culturale Linguistica all’Università La Sapienza di Roma e sempre alla Sapienza e
sempre con Piero Bernacchi il 25-26-27 settembre 2006 ho partecipato, in qualità di relatore, al
Convegno Internazionale Lingue e cittadinanza europea.
A luglio 2007 pubblico il libricino Ritorno da un matrimonio non annunciato, la “bombonbiera” da
offrire per il matrimonio di mia figlia Valentina con Claudio.
Oggi collaboro alla rivista Leggere tutti, Raisenior, Quotidianoitalia.it e ad altre testate periodiche
con racconti, interviste, recensioni di libri.
Il 2009 è stato l’anno che ha visto la pubblicazione di tre libri. A gennaio, con New Books per Gianni
Gremese, arriva in libreria, dopo lunghi anni e varie rivisitazioni, il romanzo Smarrimento d’amore.
A settembre, per Scrivi la tua storia, Il piacere di raccontare, una raccolta di racconti scritti dagli
alunni durante il corso di scrittura creativa che ho pensato e diretto. A novembre “WALE La forza di
un sorriso”, dedicato alle testimonianze e alla storia di Alessandra Bisceglia alla cui memoria è dedicata
la Fondazione omonima.
A dicembre 2010 la mia terra torna a farmi compagnia e a regalarmi soddisfazioni con la pubblicazione,
per Maria Pacini Fazzi Editore, del libro Terra di Toscana, una nuova edizione di Vita in campagna
rivista, ampliata e con un maggior numero di ricette. Risulterà il libro più venduto nello
scaffale toscano della Coop durante le feste 2010-2011.
A maggio 2011 arriva nelle mie mani il libro Betty, sono Bruno pubblicato da Maria Pacini Fazzi Editore.
Un libro scritto da me e raccontato da Bruno Fiorini, un uomo che ha attraversato il Novecento,
un soldato, un prigioniero, un esempio di quell’Italia che ha ricostruito il nostro Paese, un padre
molto amato, mio padre. Papà è andato via dopo avermi accompagnato fino alle ultime correzioni
del libro e, dopo essere ritornato alla sua terra, alla sua foresta, ora riposa nel piccolo cimitero di
Romena. Ho trascorso con lui un anno bellissimo e doloroso al tempo stesso, mi ha regalato e ho
nel cuore una ricchezza senza precedenti, il dono di una persona unica e insostituibile, straordinaria.
Al libro si è aggiunto l’audiolibro realizzato per Verba Volant per Canale Tre di Clemencia Cibelli e
Gianbattista Tagliani. Contiene una mia introduzione e letture del mio papà accompagnato dalla
voce di Gabriele Linari. Alla Fiera del Libro di Torino 2011, dove mi reco per presentare Betty, sono
Bruno, nell’ambito della manifestazione Fidapa da leggere, trovo ad accogliermi allo stand Newton-
Compton Editori un libro inserito nei Grandi Manuali Newton e dalla linea grafica divertente e accattivante,
Il Peperoncino, 500 ricette, 500 consigli su come usarlo, quando usarlo e per cosa usarlo.
Si prosegue con l’uscita de I racconti del venerdì, un libro che raccoglie i racconti degli studenti del
corso di scrittura e con la stampa del libro Il grande libro del pane per Newton Compton Editori.
Al momento ho nel cassetto una commedia in attesa di prendere il volo e davanti a me l’impegno
per il proseguimento della collana Scrivi la tua storia, collana che ha trovato accoglienza presso la
Maria Pacini Fazzi Editore, nell’ambito dell’Associazione omonima della quale sono Presidente.
Le partecipazioni ai Premi portano qualche risultato.
Nel 2000 vinco il premio della critica narrativa
inedita, con il racconto Percorso al Circolo
Capit Fernando Pessoa di Firenze.
Nel 2006 vinco il premio narrativa edita alla X
Edizione del Premio Spazio Donna per il libro
Vita in campagna.
Il 7 luglio 2006 ricevo, per l’attività di scrittrice,
il riconoscimento dell’Unione Europea per i
Ceti Medi.
A dicembre 2007 sono finalista alla XXV Edizione
del Premio Firenze – sezione narrativa edita. L’8 aprile 2010 ricevo il Premio Alberoandronico
– medaglia della XIX Circoscrizione al romanzo Smarrimento d’amore.
Nell’ambito della manifestazione teatrale Il giogo, che si è tenuta a Montagnano (Monte San Savino,
Arezzo), e alla quale hanno partecipato formazioni teatrali dialettali da tutta Italia, mi è stato assegnato,
il 9 luglio 2011, un riconoscimento particolare in qualità di scrittrice. Il riconoscimento, in
passato tributato, fra gli altri, allo scrittore Clement Von Rezzori e al regista Pupi Avati, ha inteso
mettere in evidenza l’ultima fatica letteraria, Betty, sono Bruno (Maria Pacini Fazzi Editore), un’ appassionata
e tenera biografia di mio padre, Bruno, che ha raccontato le sue umanissime ed emblematiche
vicende a cavallo delle due grandi guerre con riferimenti puntuali alla Toscana e in
particolare al Casentino.
Nella mia formazione sono stati determinanti alcuni incontri con persone che hanno lanciato piccoli
segni e che hanno determinato piccole, grandi svolte. Come l’incontro straordinario con Giovannni
Battista Giovannetti, l’osteopata che mi ha curato la schiena, ma anche suggerito la scrittura come
terapia di sé. È stato lui a mettermi in contatto con la Dottoressa Margherita Carotenuto, tecnico
competente, che si è presa cura, in tempi lontani, di me e della mia persona. Mi ha aiutato a dipanare
la matassa, a capire chi sono, da dove provengo e dove voglio andare.
Su suo suggerimento ho partecipato a corsi di formazione,
a conferenze, incontri di cinelogia, immagogia,
melolistica. Sono cresciuta e mi sono
rafforzata. Non più sola in mezzo alla gente, ma
sola con la voglia di esserlo.
Il suo suggerimento a seguire il corso di Psicologia
presso l’Università Statale di San Pietroburgo, ha
cambiato il corso delle cose. Mi ha visto impegnata
prima in psicoterapia e poi nel raggiungimento
della laurea.
Ho studiato e sostenuto 51 esami nel corso di sei
lunghi anni ricchi di impegno e viaggi. La tesi, discussa
l’8 ottobre 2006, dal titolo La parola mediatrice
di senso, ha ricevuto dal collegio dei
docenti consensi e riconoscimenti. La Professoressa
Victoria Dmitrieva, direttore della cattedra di
Ontopsicologia della Facolta di Psicologia dell’Università
Statale di San Pietroburgo, ha definito alcune
pagine “vera e propria letteratura”. E detto
da un russo non è poco! La castagna è uscita dal
riccio.
Ho viaggiato con i miei compagni di studio, ho vissuto in compagnia, ma anche in solitudine, momenti
di grande afflato con una città che mi ha fatto sentire cittadina del mondo, una città dove
l’arte e la cultura italiana sono parte integrante. Le passeggiate, all’andata, al mattino presto, verso
l’Università, attraversando il ponte sulla Neva con il vento e la pioggia sulla faccia, la gente, l’Hermitage
alla mia destra, sono momenti irripetibili che mi hanno dato l’espansione verso l’altro, mi hanno
arricchito e fatto uscire dal mio piccolo mondo fatto di casa e lavoro.
Come non ricordare le visite, numerosissime, all’Hermitage, tra una lezione e l’altra, con un panino
mangiato mentre attraversavo il ponte, per guadagnare tempo, per perdermi nei saloni, nelle sale,
davanti alle opere di Canova, Caravaggio, Leonardo, Van Gogh, Picasso, Raffaello, Michelangelo, solo
per citarne alcuni.
Un’esperienza straordinaria di studio e di vita. Poi gli incontri, le gite e le conferenze a Bernia in Finlandia,
il consolidamento dei rapporti con gli insegnanti e con i miei compagni. Un nome per tutti,
Natalia Grishina, una docente che con le sue lezioni di psicologia ha saputo incantarci tutti e che
ama gli studenti italiani come noi tutti amiamo lei.
L’Università statale di San Pietroburgo, dopo aver studiato per dieci anni la nuova scienza che si affacciava
nel panorama della psicologia, è diventata fucina per gli studenti sparsi un po’ ovunque
nel mondo. Dall’Italia alla Russia, dalla Cina al Brasile, dai paesi slavi ai paesi baltici. Gli studenti
portano idee, tesi, studi provenienti da culture diverse, lì trovano accoglienza ed espansione. Insomma,
mi sono innamorata di un’idea che è diventata la passione culturale della mia vita, l’ho seguita
e ne ho tratto benefici e risultati.
Grazie al Professor Antonio Meneghetti e all’Ontopsicologia per aver consentito questo. Antonio
Meneghetti ha costruito un movimento scientifico, l’Ontopsicologia, che si motiva e si sviluppa essenzialmente
dall’esperienza della crisi dei valori umanistici e soprattutto sull’intuizione che l’esistenza
ha un fondamento. L’Ontopsicologia consente di recuperare razionalmente la propria identità.
È quello che io ho avvertito a un certo punto della mia vita: ho sentito prioritaria la voglia di conoscere
e usare una scienza umanistica capace di rintracciare l’essenza dell’uomo, recuperarne il senso
e guidarlo razionalmente all’autocomprensione e all’autorealizzazione.
Liudmilla Alexeevna Verbizkaja, Rettore dell’Università di San Pietroburgo, ci ha accolto numerosi, a
giugno 2004 e, finito il periodo della sperimentazione, ha aperto definitivamente le porte di quella
prestigiosa Università che ha dato i natali a ben sette premi Nobel, Pavlov e il riflesso condizionato
in testa.
Qualcosa sulla mia vita privata: una semplice,
bella famiglia d’origine, sposata con una figlia
giornalista, Valentina Bisti, dopo anni di impegno
familiare e lavorativo, qualche temporale alternato
da bel tempo, insomma la vita di tutti, vivo
il mio quotidiano in modo diverso. Come dice
Proust, nella mia ricerca non cerco nuove terre,
ma cerco di avere nuovi occhi. Sgombrato il
campo da impegni familiari contingenti, vivo il
tempo della realizzazione proiettata verso un
mondo che sento appartenermi. Porto con me la
ricchezza di un lavoro amministrativo che sempre
più mi ha condotto verso la creatività
con l’impegno
continuo, costante, di approfondimento per
capire me stessa e gli altri e attraverso questo
strumento raggiungere i miei obiettivi. In pentola,
se vi accostate potete sentirne il borbottio, bollono
alcuni progetti che sto portando avanti con
determinazione e allegria. Avanti tutta, dunque,
verso un mondo che mi ha visto troppe volte
spettatrice e che mi vede oggi, sempre meno timidamente,
come protagonista.