La parola mediatrice di senso

La mia tesi scritta a conclusione di 5 anni di lavoro
Originariamente le parole erano magie e, ancor oggi, la parola ha conservato molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice l'altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l'insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l'oratore trascina con sé l'uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro.
Sigmund Freud

La maggior parte dell'interagire umano è purtroppo regolato dalla parola, e questa ha preso talmente potere che ha permesso all'interiorità dell'uomo di andare in vacanza.
Antonio Meneghetti

Università Statale di San Pietroburgo Cattedra di Psicologia ad indirizzo ontopsicologico

INDICE
    a)Introduzione
    b) Primo capitolo: il linguaggio nella storia e nel tempo
    1) Elencazione e distinzione delle discipline e degli studiosi che si occupano di linguaggio
  • 2) Il linguaggio dell'essere umano dagli albori della civiltà
  • 3) L'uomo preistorico e il linguaggio figurativo
  • 4) Linguistica greca e linguistica romana
  • 5) Il Medioevo
  • 6) Il Volgare
  • 7) Nascita delle altre principali lingue europee
  • 8) Comunicazione non verbale e critica alla lingua latina
  • 9) Concetto di calcolo
  • 10) L'Illuminismo
  • 11)Fine settecento - Prima metà dell'Ottocento
  • 12)Seconda metà Ottocento
  • 13) Novecento
  • 14) Studio casi particolari legati a problemi di linguaggio
  • 15) La psicolinguistica
  • 16) Linguistica strutturale
  • 17) Grammatica generativo-trasformazionale
  • 18) Epoca recente
  • 19) Analisi teoretica
    • a) meccanismi responsabili dell'acquisizione e sviluppo del linguaggio
  • Jean Piaget
  • Benjamin Lee Whorf
  • Lev Semenovic Vygotskij
  • Aleksandr Lurija
  • Burrhus Frederick Skinner
  • Noam Chomsky
    • b) meccanismi responsabili del linguaggio e dell'affettività
  • Sigmund Freud
  • Melaine Klein
  • Donald Woods Winnicott
  • Wilfred Bion
  • Franco Fornari
  • Jacques Lacan
    • c) funzioni del linguaggio verbale strettamente legato al pensiero
  • Roman Jakobson
  • Charles William Morris
  • Umberto Eco
  • Approccio linguistico della psicoanalisi freudiana
  • La revisione critica di Freud nell'epoca moderna
  • Approccio linguistico ontopsicologico - Verifica linguistica
    • c)Secondo capitolo
  • a.Metodologia delle motivazioni e criteri di scelta delle fonti bibliogr.
  • b.Osservazione tecnica introduttiva
  • c.Scelta dei brani più rappresentativi presi dai testi esaminati dagli autori Sigmund Freud e Antonio Meneghetti e che riguardano il linguaggio in relazione al significato delle parole prese in esame
  • - Aggressività
  • - Angoscia
  • - Corpo
  • - Coscienza
  • - Psicoterapia
  • - Resistenza
  • - Rimozione
  • - Schizofrenia
  • - Sogno
  • - Transfert
    • d)Terzo capitolo
  • Analisi delle parole
  • Aggressività
  • Angoscia
  • Corpo
  • Coscienza
  • Psicoterapia
  • Resistenza
  • Rimozione
  • Schizofrenia
  • Sogno
  • Transfert

  • Appendice 1- Contributo dato allo sviluppo del linguaggio da S. Freud e A. Meneghetti

    Appendice 2- Confronto storico-dialettico tra S. Freud e A. Meneghetti in un'analisi tecnico-comparativa dei due idiomi Confronto lingua tedesca-lingua italiana

    Appendice 3 - La crisi delle scienze europee e il contributo scientifico della visione accademica russa: un nuovo cantiere (A.A. Krylov, Liudmilla Alexeevna Verbizkaja)

    Conclusioni
    Dibattiti ancora aperti
    Tra filosofia e psicologia


    In cammino verso l'affascinante mondo dell'Essere

    Bibliografia

    a) INTRODUZIONE: Il danno

    "In principio era il verbo. E la parola era nel principio".
    Il principio è l'Essere, il sommo del totale, il semplice dell'intelligenza, quel semplice con il quale tutto è e senza il quale niente esiste. Il principio, la causa di tutte le cause, è l'Essere in sé 1.
    Il logos, la parola, l'immagine, il progetto, la logica è insieme al principio. Questo progetto convive con l'identità del principio dell'Essere, è partecipazione diretta del dio, partecipazione divina. Non è il piccolo dio delle chiese, ma il supremo al di là di ogni fantasia o immaginazione.
    Io essere umano non sono dio ma l'In Sé ontico che sono mi costituisce nel principio e attraverso il mio In Sé ontico si presenzia il principio. La parola è la legge totale del mio esistere ed è infallibile, è esatta, è assoluta perché partecipa del semplice principio dell'Essere 2.
    "E la parola era presso Dio e il Verbo era Dio" 3.
    Parlare emettendo suoni che trasmettano senso, il senso di quanto si vuol esprimere. Sentirsi dentro e parlare. Non dire una cosa la mattina e la sera dirne un'altra. Non dire una parola e pensarne un'altra. Non dirla solo perché abbia un effetto su chi ti sta ascoltando. Non raccontare un fatto perché l'altro interpreti quello che in realtà non hai il coraggio di esprimere affinché capisca da solo e tragga conclusioni che risulteranno spesso affrettate, distorte, volte a proprio svantaggio. Non riferire una frase pensandone un'altra per verificare l'effetto che provoca in chi interloquisce con te. Un tunnel dal quale uscire è impossibile senza un reale lavoro di ripristino del proprio sentire. Ritornare a quell'essere unico e insostituibile che eravamo prima dei danni subiti da famiglia e società.. Quante elucubrazioni e quante perdite di tempo. Quante cose pensate e non dette. Quante pensate e non tradotte in realtà. Quante pensate fino ad acquisirne certezze assolute ma non espresse. Quante cose pensate che, di fronte all'evento, sfociano in un modo di agire antitetico, completamente diverso dalle pulsioni provenienti dal nostro profondo.
    Quanti discorsi abbiamo impostato con noi stessi, fino a sceglierne le parole, una ad una, ma poi, di fronte alla realtà, il suono che emettiamo è come se non fosse il nostro, la voce non ci appartiene, come di un "alieno" che si esprime per noi, in contrapposizione all'unico messaggio: quel filo sottilissimo che ci consente di giungere al nostro In Sé mediatore dell'essere, senza trovarsi di fronte l'interferenza del monitor di deflessione, fino ad essere in un modo e pensarsi in un altro.
    Spogliamoci, mettiamoci a nudo, ritorniamo ai padri della lingua, ritorniamo all'intenzionalità della lingua latina e greca, i cui segni erano basati sull'emozione ontica, per rintracciare la radice comune dei termini che specifica un modo dell'azione esistenziale. E' necessario cercare un contatto che sia reale con la profondità dell'Essere attraverso un ritorno alla fonte, alla sorgente, beviamo acqua limpida, dissetiamoci, ritroviamo la purezza del linguaggio. Torniamo ad essere noi stessi. Prima di emettere un qualsiasi suono impariamo ad ascoltare quel segnale leggerissimo, impalpabile, ma riconoscibilissimo, che ci indica la direzione, la strada, senza possibilità di errore o indicazione di falsi percorsi.
    La schizofrenia nasce da qui. La scissione dell'individuo prende spunto dalla dicotomia. Essere diversi da come si è. Occorre reimpostarsi. Riprogrammarsi. Ritornare al punto zero. E da quel punto ripartire. Con umiltà, con serietà, con un lavoro programmato e da programmare giorno per giorno, ora per ora, evento dopo evento, non perdendo mai di vista il ritorno e dal ritorno ripartire. E soprattutto facendo pulizia di chi non è con te. Frequentare solo chi può aiutarti a ritrovare il senso vero della parola con se stessi. E' necessario partire dal miricismo quotidiano. Partire da lì. Partire da se stessi. Non fuggire e non assecondare la schizofrenia di chi hai accanto. Affrontarla, metterla a nudo, capirla, farla capire. Queste scelte portano a condividere un percorso con chi si riconosce in quell'impostazione. Il contrario non fa per me perché porta lontano dal mio sentiero sul quale voglio rimanere, con tutte le mie forze, per non perdere di vista il traguardo attraverso un percorso che si mette in moto da una sempre nuova partenza, alimentata da nuove motivazioni. Non interiorizzare parole e teorie altrui che attraverso frasi o discorsi, possano creare un danno irreversibile, sviarci, farci ammalare, toglierci energie, vampirizzarci. Il superamento, a volte lungo e doloroso, consente, con gli strumenti messi a punto dall'Ontopsicologia, di identificare ed isolare complessi, sintomi, psicosomatica e schizofrenia. La metodica messa a punto da Antonio Meneghetti ha permesso di intercettare l'eziologia, l'indagine delle cause che porterà a curare con facilità. Cambiare per essere, per diventare quello che si è, non per continuare ad essere quello che si crede. Una volta che il ricercatore ha raggiunto la tranquillità del proprio ordine organismico, è un radar esatto: è in grado di individuare il criterio e di applicarlo 4.
    La presente tesi vuol dimostrare il danno operato a totale svantaggio dell'individuo qualora usi o sia parte passiva di una scrittura o di una parola non guidata da semantica vitale dell'essere, cioè secondo passaggi funzionali derivanti dall'organismico del soggetto, ma, al contrario, guidata da semantica oggettivante, stereotipia erronea e mai corrispondente al reale, da complessi, miti, memi, in poche parole, dalla mancanza di dialogo aperto e continuo con l'In Sé Ontico. Una volta recuperata la conoscenza base del linguaggio di natura, l'uomo, attraverso il campo semantico, ha il criterio per verificare e conoscere qualunque realtà e, conseguentemente, può pilotare con consapevolezza la sua esistenza secondo gli obiettivi di riuscita e di valore che gli interessano 5.
    Partire, dunque, dal mediatore di senso di ogni reale, l'In Sé ontico, chiave di senso delle comunicazioni inconsce. Dato un segno, il suo significante è unico. L'unità di azione uomo riporta un reale a energia autoreferentesi costituendo esperienza autoevidente. E' dal reale che si apprende la verità del simbolo. Ed è partendo dal reale che occorre autenticare il segno.
    Qualora ciò non si verifichi, l'uomo rimane deviato dalla propria ecceità a causa della griglia di deformazione che riceve, seleziona e programma con razionalità meccanicistica le datità organismiche. A questo punto l'individuo si riconosce solo dal programmato. Solo dopo aver abreato il meccanismo cerebrale, l'uomo può confermarsi parola esatta di ciò che è. Oltrepassando la griglia di deformazione mentale, il senso dell'In Sé della vita individuale resta aperto e non c'è alcun bisogno di codice mediante. Non bisogna interpretare sulla base di proiezioni razionali coscienti o su sintomi sempre analizzati con criteri razionali. Occorre annullare la censura, non eliminando il precostituito ordine socio-morale o socio-razionale, ma tradurre le teorizzazioni in azione, accostando la parola accanto all'essere, coordinando il simbolo dove l'essere scorre. Non continuare ad usare termini che sono cartelli stradali che non omologano ciò che indicano 6.
    L'Ontopsicologia si preoccupa di organizzare i segni al reale partendo dal reale recuperando o riorganizzando il quantico di senso e di azione. Io posso il reale nel senso che io sono e anticipo il reale prima che accada, posso cioè riconoscermi e darmi le direttive durante l'evento e decidere come rapportarmi all'evento stesso. La difficoltà nasce dal sistemismo segnico che ipoteca a tal punto l'uomo da non consentirgli l'investimento aperto e consapevole al reale mentre paga ammalandosi e distorcendosi dal proprio vantaggio. L'uomo ha perso la capacità di poter interagire con l'altro se resta esclusa qualunque mediazione segnica 7. E' indispensabile usare un codice che sia riconoscibile dall'altro, dobbiamo esprimerci essendo certi che l'altro recepisca esattamente quello che si vuol intendere, non mediandosi attraverso moduli fissi che altro non sono che sabotaggio dell'umano. L'individuo computerizzato è gestito dal segno che riconosce funzionale ed egoico prima ancora di prenderne coscienza mentre, in realtà, lo aliena da sé. Una volta immesso lo starter, avrà una determinata azione che sarà socialmente, moralmente, dialetticamente esatta, ma inumana per se stessi. Possiamo salvarci recuperando l'In Sé originario dell'uomo, qui e adesso.
    Mi sembra che non siano state fatte indagini su questo argomento: ci si è impegnati ad affrontare e mettere a confronto tecniche di linguaggio o di scrittura, ma non ci si è riferiti al modo, alla creatività che parte e si muove dall'organismico. Questa considerazione mi invoglia e mi dà lo stimolo per percorrere la strada che ho delineata. La congruità della tesi si evidenzierà partendo da un lavoro che metta in evidenza la difformità tra segno e fatto, tra immagine e contenuto, tra parola ed intenzione, in sintesi tra l'uso che si fa della lingua, parlata o scritta, e l'intenzionalità di natura. Solo indagando sui processi che causano la realtà umana, possiamo riconoscere la mancanza del nesso ontico e, di conseguenza, la mancanza della razionalità funzionale.
    La tesi metterà a confronto alcuni termini fondamentali nello studio della psicologia derivati da Sigmund Freud nel primo Novecento e da Antonio Meneghetti negli ultimi trent'anni del secolo scorso. I termini, presi in esame da argomenti cardine, porranno in luce schizofrenie e scissioni da contrapporre a parole e scrittura che siano un inno alla vita, funzionale ed accretiva. Partendo dal Corpo, incontreremo Aggressività, Angoscia, Coscienza, Psicoterapia, Resistenza, Rimozione, Schizofrenia, Sogno, Transfert.
    La tesi analizzerà la scrittura di Antonio Meneghetti che, non a caso, nasce sempre da occasioni vive di clinica, di consulenza o di insegnamento, è la trascrizione in simboli grafici di fatti e, come la realtà della quale è specchio terso, è comprensibile in modo e misura diversa a seconda della capacità del soggetto di leggerla senza deformarla con le proiezioni della personale ignoranza di sé: ciascuno misura le cose con il metro che ha, cioè se stesso.
    Per questo capita che alcune pagine ad una prima lettura ostiche, se rilette dopo una certa maturazione, diventano di colpo evidenti o, mentre le si legge, si rivedano momenti del proprio vissuto, anche dimenticato.
    Comunque "incontrano dentro" anche dove non si è coscienti e sommuovono, riattivano, costringono a fare i conti con se stessi e con la vita.
    Ecco, La scrittura di Antonio Meneghetti è "orma del vivente" che riaccende la necessità, per chi è vincente, di riprendere l'avventura dell'esistenza come intelligenza e come azione 8.
    E' evidente che Se si scrive per impressionare un altro significa che si sta andando alla ricerca delle strutture dei mezzi, ma non c'è il comunicante dell'origine pura 9; che Se il racconto è ben fatto leggendolo si dimentica il libro, le parole e resta l'epos, l'evento. Il racconto è qualcosa di più grande, è un vissuto palpabile, per cui fa categoria di vita, di emozione, di esistenza all'interno del lettore 10.
    Si deduce che L'importante è fare sempre il confronto tra l'emozione che brucia dentro e ciò che si scrive fuori. Si tratta di dare l'immagine verbale perfetta all'intuizione, a quell'intus che è già presenza, è già definito 11. Il valore teorico e pratico della ricerca è da attribuire al fatto che un'attenta analisi e un serio confronto degli scritti su argomenti oggetto di studio, può risultare un punto di partenza per un approfondimento di tutta l'opera di Antonio Meneghetti dimostrandone, ancora una volta, la fondatezza, la validità e la funzionalità mettendo in relazione le sue parole con le parole di Sigmund Freud da sempre considerato il punto di partenza della moderna psicanalisi.


    1. Il termine "verbo" e il termine "parola" traducono il termine greco "logos".
    Antonio Meneghetti - Il Residence Ontopsicologico - Psicologica Editrice, Roma, 2001 - pag. 235
    "Ho scelto il Vangelo perché la maggioranza dei presenti viene da una formazione cristiana, ma se eravamo nel Tibet o in India avrei preso un loro testo base, è indifferente: l'essenza del buddismo non entra in contraddizione con l'essenza dell'Ontopsicologia".
    2. Antonio Meneghetti - Il Residence Ontopsicologico - Psicologica Editrice, Roma, 2001- pag. 235
    3. Il Vangelo nel Residence Ontopsicologico - Psicologica Editrice, Roma, 2001 - pag. 235
    4. Antonio Meneghetti - Manuale di Ontopsicologia - Psicologica Editrice, Roma, 2003 - pag. 256
    5. Antonio Meneghetti - Il monitor di deflessione nella psiche umana - Psicologica Editrice, Roma, 2002 - pag. 174
    6. Antonio Meneghetti - Dizionario di Ontopsicologia - Psicologica Editrice Roma 2003 - pag. 3
    7. Antonio Meneghetti - Il monitor di deflessione nella psiche umana - Psicologica Editrice, Roma, 2002 - pag. 179
    8. Antonio Meneghetti - La femminilità come sesso, potere, grazia - Introduzione di Margherita Carotenuto Psicologica Editrice, Roma, 2000 - pag. 5-6
    9. Antonio Meneghetti - OntoArte - Psicologica Editrice, Roma, 2000 - pag. 335
    10. Antonio Meneghetti - OntoArte - Psicologica Editrice, Roma, 2000 - pag. 337-338
    11. Antonio Meneghetti - OntoArte -Psicologica Editrice, Roma, 2000 - pag. 336